Il collo che non gira, la spalla che brucia, la fascia lombare che si blocca appena ti alzi dalla sedia. Sono i tre motivi per cui la gente entra più spesso nel mio studio — e quasi sempre arriva convinta che il problema sia esattamente dove sente male.
In breve: lo shiatsu non «cura» la cervicale né il mal di schiena, perché non è una terapia medica. Lavora su un livello diverso: allenta le tensioni muscolari e fasciali che mantengono il dolore, restituisce mobilità e abbassa lo stato di allerta del sistema nervoso. Per le rigidità legate a postura, stress e sedentarietà i risultati si sentono spesso già dalla prima seduta.
Perché il collo fa male anche quando il problema non è il collo
I muscoli non lavorano da soli. Sono avvolti e collegati dalla fascia, un tessuto continuo che attraversa tutto il corpo: quando in una zona perde scorrevolezza, la tensione si distribuisce lungo la catena e va a scaricarsi dove trova il punto più debole.
È il motivo per cui una cervicalgia ostinata nasce spessissimo altrove: una mandibola che stringe tutta la notte, un diaframma bloccato da mesi di respiro corto, un bacino che compensa una gamba che si appoggia male. Trattare solo il collo, in quei casi, dà un sollievo che dura due giorni. Poi tutto torna com’era, perché la causa non è stata toccata.
Cosa succede durante un trattamento
Lo shiatsu si riceve vestiti, su un futon a terra. Niente oli, niente lettino alto, niente da togliere. Lavoro con pressioni perpendicolari di pollici, palmi e avambracci lungo i meridiani, e la qualità che conta non è la forza: è il tempo. La pressione entra lentamente, aspetta, e va oltre solo quando il tessuto lo concede.
Nella prima mezz’ora succede quasi sempre la stessa cosa: il respiro si allunga da solo, senza che io lo chieda. È il segnale che il sistema nervoso autonomo sta passando dalla modalità di allerta a quella di recupero. Da lì in poi i muscoli lasciano andare molto più facilmente — e la maggior parte delle persone, a un certo punto, si addormenta.
Su cosa lavoro nello specifico
- Trapezi e sottoccipitali — la morsa classica di chi sta otto ore davanti a uno schermo.
- Diaframma e catena anteriore — quando il respiro è corto, il collo lavora al posto suo.
- Quadrato dei lombi e ileopsoas — il muscolo che collega gambe e colonna, primo responsabile di tante lombalgie da sedentarietà.
- Bacino e articolazioni dell’anca — perché la schiena si raddrizza da sola quando la base torna mobile.
Dopo quante sedute si sente la differenza
Dipende da quanto è vecchia la tensione. Su un blocco recente — un colpo di freddo, una settimana storta, un trasloco — due o tre incontri bastano quasi sempre. Su una rigidità che ti accompagna da anni il corpo ha bisogno di più tempo per fidarsi: si lavora a cicli, con sedute più ravvicinate all’inizio e poi diradate.
Quello che chiedo sempre è di non fermarsi alla seduta. Alla fine di ogni trattamento lascio due o tre indicazioni pratiche — un movimento da fare la mattina, una posizione da correggere alla scrivania, una pausa da prendere sul serio. Senza quelle, dopo qualche giorno il corpo torna esattamente dove stava.
Quando invece lo shiatsu non basta
Ci sono situazioni in cui la prima porta da bussare è un’altra: dolore che scende lungo la gamba o lungo il braccio con formicolii e perdita di forza, dolore comparso dopo un trauma, febbre, gonfiore o rossore sulla zona, un peggioramento rapido senza motivo. In questi casi serve prima un inquadramento medico. Se mi arrivi con uno di questi quadri te lo dico, e non ti tratto finché non hai parlato con il tuo medico.
Lo shiatsu è una disciplina di benessere: non fa diagnosi e non sostituisce cure. Può però lavorare benissimo accanto a una fisioterapia o a un percorso medico già avviato, sulla parte che a quei percorsi spesso resta fuori — la tensione che il corpo continua a produrre da solo.
Da dove parto se vuoi provare
Il primo incontro comincia parlando: cosa senti, da quanto, in quali momenti peggiora, come sono fatte le tue giornate. Poi guardo come stai in piedi e come ti muovi. Solo a quel punto decido come lavorare — e te lo spiego prima di iniziare, così sai cosa aspettarti.
Ricevo a Caselle Torinese, a pochi minuti dalla zona nord di Torino, solo su appuntamento. Se vuoi capire quale dei tre trattamenti ha senso per te, scrivimi due righe su cosa senti: ti rispondo io.
Domande frequenti
No. La pressione è ferma ma progressiva e si ferma dove il corpo dice basta. Su un punto molto dolente si lavora intorno, mai forzando: il dolore durante il trattamento non serve a niente e anzi fa irrigidire ancora di più.
Circa un’ora. Anche quando il fastidio è concentrato sul collo tratto tutta la catena coinvolta, perché lavorare solo sul punto dolente dà un sollievo che dura pochissimo.
Va valutato caso per caso e sempre insieme al tuo medico. Se c’è dolore che scende lungo la gamba con formicolii o perdita di forza, la prima cosa da fare è un inquadramento medico: lo shiatsu eventualmente viene dopo, e su indicazione.
Solo abiti comodi e leggeri, tipo tuta o completo di cotone, e un paio di calzini. Tutto il resto lo trovi in studio.